Messaggi del Presidente

K.R. Ravindran

Presidente 2015/2016

Maggio 2016

Alcuni anni fa, nelle pianure di Kano in Kenya, un’agenzia di sviluppo si era presa l’impegno di migliorare la disponibilità idrica di una comunità rurale. Sono state formate delle commissioni, ci sono state riunioni e si è provveduto a consultare la gente del posto. Il bisogno più pressante identificato riguardava la fornitura d’acqua per irrigare i campi e allevare il bestiame. Dopo aver creato un piano per rispondere ai bisogni della comunità, a breve ci sarebbe stato l’avvio dei lavori.

Una volta avviati i lavori, però, ci sono state immediate proteste da parte di gruppi di donne del posto arrivate per bloccare i lavoratori. Dopo ulteriori indagini, l’agenzia si è resa conto che l’acqua che veniva incanalata per destinarla alla coltivazione dei campi proveniva dall’unica fonte presente che serviva alle famiglie per cucinare, bere e lavarsi. Per questa ragione, l’intero progetto è stato cancellato.

Come mai si era verificato un caso del genere? Perché non era mai venuto in mente a nessuno della squadra interamente composta da uomini di consultare le donne del posto. In ogni fase della pianificazione, gli uomini presupponevano di conoscere tutti i bisogni, parlando per la comunità e pensando di rappresentarla in pieno. Chiaramente, non era affatto vero. Le donne conoscevano i bisogni e le risorse della comunità, ma nessuno aveva mai chiesto la loro opinione a riguardo.

Nel Rotary le donne sono arrivate solo negli ultimi venticinque anni della nostra storia, e non è un caso che questi sono stati gli anni più produttivi. Nel 1995, c’era solo 1 donna su 20 Rotariani; oggi, invece, quel rapporto è 1 su 5. Nonostante i progressi, non sono comunque sufficienti. Se vogliamo rappresentare le nostre comunità, ha molto senso che le nostre fila rispecchino la compagine delle nostre comunità, e se vogliamo servire appieno le comunità, dobbiamo assicurarci che siano rappresentate in pieno nel Rotary.

Il regolamento del Rotary sulla parità tra i generi è molto chiaro, ma circa un quinto dei suoi club rifiuta di ammettere le donne, generalmente dichiarando che non è possibile trovare donne qualificate per l’affiliazione. Vorrei dire ai Rotariani che affermano, o che credono questo, che a loro mancano due dei prerequisiti essenziali per l’affiliazione al Rotary: onestà e buon senso.

Un club, escludendo le donne, esclude molto più della metà dei talenti, delle capacità e delle possibili connessioni. Inoltre, chiude le prospettive essenziali per servire famiglie e comunità in modo efficace. Questo danneggia non solo i progetti del club, ma la nostra intera organizzazione, reiterando gli stereotipi che ci limitano più di tutti gli altri, portando i nostri partner a prenderci meno sul serio, rendendo il Rotary meno attraente ai potenziali soci, in particolare i giovani, che sono cruciali per il nostro futuro.

Tollerare la discriminazione contro le donne significa condannare l’organizzazione all’irrilevanza. Non possiamo pretendere di vivere ancora nella stessa era di Paul Harris e non lo desideriamo neanche perché, come diceva il nostro fondatore: “La storia del Rotary sarà scritta e riscritta nel tempo”. Quindi, facciamo in modo che la storia del Rotary che scriviamo sia una storia di cui essere orgogliosi.


Aprile 2016

Molti anni fa, a Calcutta, ho incontrato Madre Teresa. Era una donna straordinaria, con una personalità incredibilmente forte. Quando camminava per la strada la folla si separava come il Mar Rosso. E tuttavia se si citavano le cose straordinarie che aveva fatto, quasi si tirava indietro. Se le si chiedeva quale fosse il suo maggiore successo, era capace di rispondere che era un'esperta nel pulire i gabinetti.

Questa risposta era al tempo stesso una battuta e un'affermazione estremamente seria. Era la sua missione aiutare gli altri: se i bagni dovevano essere puliti, lo faceva. Non c'erano lavori troppo umili: il suo compito era aiutare chi ne aveva bisogno, e non c'era niente di più importante o più elevato.

Così, quando un signore elegantemente vestito si presentò a Calcutta in cerca di Madre Teresa, le suore che gli aprirono la porta gli dissero che era tornata a casa a pulire i gabinetti. Gli indicarono la strada e fu infatti così che la trovò, nei bagni a fare le pulizie. La suora lo salutò e pensando che fosse venuto a fare del volontariato, cominciò a spiegargli come tenere correttamente lo scopino del water e pulire senza sprecare acqua. Dopo avergli messo in mano lo scopino se ne andò lasciandolo sui due piedi, con il suo vestito costoso, solo nei gabinetti.

Dopo un po' di tempo il gentiluomo uscì fuori e vedendo di nuovo Madre Teresa le disse: "Ho finito; posso parlarle ora?" "Ma certamente", fu la risposta. Il tizio tirò fuori una busta dalla tasca. "Madre Teresa", le disse, "sono il direttore generale della Compagnia aerea e questi sono i suoi biglietti: volevo portarglieli di persona".

Finché visse, il direttore raccontò questa storia, sottolineando come quei venti minuti passati a pulire i gabinetti gli diedero una delle soddisfazioni più grandi – perché aiutando Madre Teresa nel suo lavoro era entrato lui stesso a farne parte. Per quei venti minuti si era occupato degli ammalati esattamente come lei: con le sue mani, con il suo sudore.

Ed è proprio questo che ci offre il Rotary. Non faremo come Madre Teresa – non lasceremo la nostra vita, le nostre case, le nostre famiglie. Ma per venti minuti, venti ore, venti giorni all'anno possiamo essere come lei.

Possiamo fare il lavoro che altri non fanno, con le nostre mani, il cuore, il sudore e la nostra devozione, consapevoli che questo è il lavoro che più conta al mondo.


Marzo 2016

Qualche anno fa, mi è stato chiesto di parlare a un club Interact nella mia città natale di Colombo, Sri Lanka. E visto che ho sempre trattato molto seriamente le mie interazioni con i giovani del Rotary, ho preparato con cura i miei appunti e mettendo lo stesso impegno nella mia presentazione che dedico a qualsiasi altro evento. Dopo l'incontro, sono rimasto a chiacchierare con alcuni Interactiani, rispondendo alle loro domande e augurando loro un futuro brillante.

Uscendo all'esterno in quel pomeriggio d'autunno, sono rimasto abbagliato dal sole del tardo pomeriggio, e ho trovato riparo dietro una colonna in attesa della macchina che mi avrebbe prelevato.

Mentre me ne stavo lì in disparte, ho sentito parlare un gruppo di Interactiani che avevano ascoltato il mio intervento. Naturalmente ero curioso di sapere di cosa parlavano. Che cosa li aveva colpiti dalla mia presentazione? Ho capito subito che ciò che era rimasto impresso nella loro mente non era affatto quello che avevo pensato.

Non stavano parlando di ciò che avevo detto, delle storie che avevo raccontato, né della lezione che volevo impartire loro. Con mio grande stupore, il principale argomento della loro conversazione era la mia cravatta! Ho ascoltato divertito i loro commenti sui miei abiti occidentali, il mio background, il mio business; stavano dissezionando e discutendo su ogni dettaglio del mio aspetto e comportamento. Proprio quando stavano cominciando a speculare sul tipo di macchina che avevo, era arrivato il mio autista e sono uscito allo scoperto.

Vedendomi apparire in loro prossimità, erano rimasti sorpresi e forse un po' imbarazzati, e rivolgendo loro un sorriso, sono salito in macchina salutandoli con un gesto della mano.

Non so quanto avessero imparato da me quel giorno, ma io ho imparato molto di più. Ho imparato che le lezioni che insegniamo col nostro esempio sono molto più potenti di quelli che insegniamo con le parole. Mi ero reso conto che come leader del Rotary e come persona di spicco nella comunità, ero diventato, nel bene e nel male, un modello per questi giovani. Avevo capito che ai loro occhi io rappresentavo un qualcosa e se avessero scelto di emularmi, lo avrebbero fatto in base a ciò che avevano osservato e non per quello che avevo detto loro.

Tutti noi nel Rotary siamo, in un modo o nell'altro, dei leader nelle nostre comunità e ci portiamo addosso la responsabilità che ne deriva. I nostri valori rotariani, i nostri ideali rotariani, non possono rimanere racchiusi nei confini dei nostri club. Dobbiamo portarli con noi ogni giorno. Ovunque siamo, a prescindere dalle persone con cui siamo e dalle attività che svolgiamo, rappresentiamo sempre il Rotary. E dobbiamo comportarci di conseguenza: per ciò che pensiamo, ciò che diciamo, ciò che facciamo, e come lo facciamo. Le nostre comunità, i nostri figli, non meritano di meno.


Febbraio 2016

Le esperienze che contano maggiormente nella vita sono anche le più brevi. Si concludono in un batter d'occhio - in pochi giorni, poche ore, pochi istanti - e tuttavia illuminano il paesaggio della memoria, continuando a far luce anche a distanza di anni. Sono momenti in cui improvvisamente notiamo quello che non avevamo mai notato prima, comprendiamo cose che ci erano sfuggite, stabiliamo contatti inaspettati.

Quest'anno rotariano per me è stato diverso dagli anni precedenti. Ho viaggiato in tutto il mondo, ho attraversato Paesi e continenti; sono stato in luoghi che non avevo mai visitato prima e sono tornato in posti che mi erano già familiari ma che mi sono apparsi in un'ottica nuova, attraverso la lente del Rotary.

Viaggiare per il Rotary comporta una diversa prospettiva e un diverso livello di coinvolgimento, nella consapevolezza di far parte di un qualcosa di ben più grande del singolo individuo. Nel salire su un aereo o un treno, nel partire da casa la mattina presto, al buio, per una terra sconosciuta, si è tuttavia consapevoli che ad aspettarci non ci saranno degli estranei ma dei Rotariani con il loro grande senso di accoglienza. Ci aspetterà del lavoro da fare, qualcosa da imparare e forse anche da insegnare.

Si stabiliscono così contatti, si instaurano legami d'amicizia, si creano ricordi che dureranno una vita.

Come viaggiatore, quest'anno sono stato accolto dai Rotariani di tutto il mondo. Vi invito a unirvi a me in questa mia esperienza tra qualche mese, dal 28 maggio al 1° giugno: vorrei darvi il benvenuto a Seul al 107° Congresso del RI.

I Coreani hanno questo vecchio adagio: 사람이 나면 서울로 보내라 - "Quando nasce qualcuno, mandalo a Seul". Seul è una città ricca di opportunità: una destinazione straordinaria, che si presenta con un misto di tradizione e modernità e una cultura impareggiabile. Vi invito a Seul non solo per questo, ma anche per fare un'esperienza di condivisione con gli altri Rotariani.

Per qualche giorno vivrete anche voi il Rotary come l'ho vissuto io, con la sua diversità e accoglienza e con il suo potenziale. Sarete accolti come vecchi amici da persone che non avete mai incontrato. Potrete scambiarvi idee anche senza parlare altre lingue. Vi aggiornerete sugli straordinari successi del Rotary e lascerete il congresso ispirati a fare ancora di più.

Prima che si concluda quest'anno rotariano vi invito a fare la mia stessa esperienza: lasciare casa vostra, salire su un aereo e partire per una terra che ancora non conoscete con il cuore e la mente aperti, fiduciosi dell'accoglienza che vi offrirà il Rotary. Unitevi a me e ai vostri amici rotariani nel connetterci con la Corea e toccare il mondo.


Gennaio 2016

Esiste una leggenda nella mia tradizione indù a proposito di due saggi, Shaunaka e Abhipratari, che veneravano Prana, dio del vento. Un giorno, i due stavano per accomodarsi a tavola per pranzo quando uno studente povero bussò alla loro porta per chiedere del cibo.

"Caro ragazzo, non darci fastidio a quest'ora", risposero i due. Lo studente era sorpreso, ma anche affamato, quindi continuò a bussare.

"Egregi signori, potete dirmi quale divinità venerate voi due?"

"Prana, dio del vento", gli risposero infastiditi.

"Sapevate che il mondo comincia e finisce con il vento, e che il vento pervade l'intero universo?", continuò a dire.

I due saggi a quel punto erano irritati dall'impertinente elimosinante. "Naturalmente lo sappiamo", gli risposero.

"Allora, se Prana pervade l'universo, significa che pervade anche me visto che faccio anch'io parte dell'universo. Quindi lui è anche in questo corpo affamato che sta davanti a voi e vi chiede un boccone di cibo! Quindi, negandomi da mangiare, state negando il cibo alla divinità che dite di adorare", concluse il ragazzo.

I saggi si resero conto che lo studente aveva detto la verità e lo invitarono a mangiare con loro. Loro capirono, in quel momento, che aprendo la porta ai bisognosi, si realizzano anche obiettivi di dimensioni maggiori.

La nostra esperienza nel Rotary si basa principalmente nelle nostre comunità. Noi ci incontriamo ogni settimana nei nostri club, negli stessi posti, con gli amici che conosciamo già. Anche se tutti noi ci facciamo coinvolgere in qualche modo nell'azione internazionale, il Rotary che conosciamo e condividiamo ogni giorno ha un aspetto molto locale. È facile perdere di vista quello che significa veramente il nostro service.

Ogni impatto che avete avuto come Rotariani, a livello individuale nel vostro club, si moltiplica grazie alla potenza dei nostri numeri. Quando diamo da mangiare a un individuo affamato, quando educhiamo una persona analfabeta, quando proteggiamo un bambino da una malattia, l'impatto può sembrare piccolo, ma non lo è affatto. Perché è solo tramite la forza dei numeri, delle nostre azioni individuali, dei nostri doni, che produciamo l'impatto che ci sforziamo di realizzare: Siate dono nel mondo.


Dicembre 2015

Quando l'esercito canadese liberò i Paesi Bassi nel 1945, la nazione era sull'orlo della fame. Osservare la sofferenza subita da tante persone aveva commosso tutti, in particolare la sofferenza dei bambini. Quattro soldati canadesi in missione a Apeldoorn quell'anno decisero di rendere il Natale speciale per il maggior numero di bambini olandesi possibile.

Insieme, si erano rivolti agli altri soldati, raccogliendo barrette di cioccolato e gomme da masticare, caramelle e fumetti. Nei momenti liberi, costruirono camion giocattolo con legno e altro materiale disponibile, rischiando anche di essere scoperti dalla polizia militare, oltre a vendere le loro razioni di sigarette al mercato nero, e usando i soldi ottenuti per comprare bambole di stoffa. Portando nel cuore la nostalgia della propria famiglia lasciata a casa, ognuno di loro incanalava le proprie energie su quei bambini per i quali rendere più gioioso il Natale.

Entro il 1º dicembre, erano pronti 4 sacchi pieni di regali e i soldati non vedevano l'ora che arrivasse la data del 25. Due giorni dopo, però, essi scoprirono che la loro data di partenza per ritornare nel Canada era il 6 dicembre, molto prima di Natale. Decisero pertanto che la cosa migliore da fare era portare subito i sacchi all'orfanotrofio del posto.

La notte prima della loro partenza, i quattro commilitoni decisero di andare all'orfanotrofio, e uno di loro si travestì sfoggiando una barba bianca e un cappello rosso. Mentre erano per strada, i soldati furono sorpresi di sentire suonare le campane a festa e le case illuminate, anche se mancavano alcune settimane al Natale. All'arrivo all'orfanotrofio, i quattro videro due dozzine di bambine e bambini che stavano cenando. A pochi mesi dalla fine della guerra, il cibo era ancora scarso, il loro pasto era misero e i loro volti ancora pallidi e magri.

"Babbo Natale" bussò tre volte al portone. Come per miracolo, dopo un momento di completo silenzio un prete aprì la porta. La sua espressione calma si animò, e i bambini dietro di lui eruppero in un grande grido di gioia: tutti si misero a correre verso Babbo Natale arrivato con tre settimane d'anticipo, ma comunque puntuale. Perché, nei Paesi Bassi, il 5 dicembre si celebra la festa di San Nicola (Sinterklaas).

Per circa un'ora, la gioia caotica continuò, con l'apertura dei regali, l'assaggio dei dolci e la distribuzione delle bambole. Tutti i giocattoli, le caramelle e cioccolati vennero consegnati ai bambini che aspettavano pazientemente il loro turno. Dopo aver ringraziato i soldati, un bambino si rivolse in olandese al prete che sorrise e accennò col capo. I soldati chiesero: "Cos'ha detto?", e il prete con gli occhi in lacrime rispose: "Te lo avevamo detto che sarebbe arrivato".

Quando diamo gioia al mondo, non la sacrifichiamo per noi, ma la moltiplichiamo. Mentre ci accingiamo a entrare in questa stagione di donazioni, moltiplichiamo i doni che ci sono stati dati condividendoli con il prossimo. Con gesti premurosi, attenzioni e generosità, nei nostri club e attraverso la nostra Fondazione, noi possiamo mettere in pratica il nostro motto: Siate dono nel mondo.


Novembre 2015

Era la fine di giugno 1991. Durante una bella mattinata di sole, un furgone attraversò le strade affollate di Colombo, Sri Lanka, nell'ora di punta, diretto verso il nord della città. Si era appena fermato di fronte al quartier generale del Forward Command del Ministero della Difesa in attesa dell'ispezione dei militari, quando gli attentatori al suo interno fecero esplodere il suo carico: migliaia di chilogrammi di esplosivo.

Il tetto dell'edificio fu completamente distrutto e tutta l'area circostante era cosparsa di detriti. A conti fatti, si contarono 21 morti e 175 feriti, tra cui numerose alunne della scuola femminile dell'edificio accanto. L'esplosione fu talmente potente da mandare in frantumi tutte le finestre della mia casa. Col cuore in gola, mia moglie si mise a correre verso la provenienza del boato; verso la scuola di nostra figlia.

All'epoca, nostra figlia aveva nove anni. Quella mattina aveva dimenticato a casa il suo astuccio portapenne. Al momento dell'esplosione, era appena uscita dalla cartoleria vicino alla scuola, dove aveva comprato delle nuove matite. Il boato dell'esplosione l'aveva stordita e le fischiavano le orecchie. Intorno a lei, si era levata una folta nuvola di sabbia, nel mezzo della quale c'erano persone che gridavano, sanguinavano e correvano. Una persona l'aveva aiutata a trovare riparo nel giardino della scuola, anch'esso gravemente danneggiato, dove poco dopo era stata raggiunta da mia moglie che la riportò subito a casa nostra con i vetri frantumati sul pavimento.

Oggi lo Sri Lanka è un Paese tranquillo e fiorente, visitato da circa due milioni di turisti ogni anno. La nostra guerra adesso è solo un ricordo, e non vediamo l'ora dell'avvento di un futuro promettente. Eppure tante altre nazioni non possono dire altrettanto. Oggigiorno, ci sono più Paesi in conflitto di quelli che non lo sono; in tutto il mondo, esiste un numero record di 59,5 milioni di sfollati a causa di guerre e violenze.

Nonostante tutto ciò, nel Rotary crediamo alla possibilità della pace - non per puro idealismo, ma per esperienza. Abbiamo notato che anche i conflitti più difficili possono essere risolti se le persone coinvolte si rendono conto che collaborare produce migliori risultati dei combattimenti. Abbiamo visto cosa può succedere quando ci impegniamo per l'edificazione della pace in modi davvero radicali; ad esempio, con l'opera dei borsisti della pace del Rotary. Attraverso la nostra Fondazione Rotary, i borsisti della pace diventano esperti nella prevenzione e risoluzione dei conflitti. L'obiettivo è non solo trovare nuovi modi per porre fine alle guerre, ma anche prevenirle.

Tra le centinaia di borsisti della pace che hanno completato il programma, due borsisti dello Sri Lanka, pur provenendo da fazioni opposte del conflitto, hanno studiato insieme. Durante le prime settimane del corso, entrambi avevano difeso appassionatamente la loro posizione ideologica. Ma, da una settimana all'altra, cominciarono a capire il punto di vista dell'altro; oggi, sono diventati buoni amici. Dopo averli incontrati e aver sentito la loro storia, mi hanno dato speranza. Se grazie al Rotary è stato possibile superare 25 anni di dolore e di amarezze, cos'altro potremo realizzare in futuro?

La violenza non si combatte con la violenza, e attraverso l'istruzione, la comprensione e la pace, è davvero possibile vivere all'insegna del motto: "Siate dono nel mondo".


Ottobre 2015

Il mese scorso, dopo un intero anno senza nuovi casi di poliovirus, la Nigeria è stata tolta dall'elenco dei Paesi in cui la polio è ancora endemica. Oggi il poliovirus selvaggio, scomparso dall'Africa, persiste in due soli Paesi: l'Afghanistan e il Pakistan. I casi di polio registrati nel 2015 a oggi ammontano a qualche dozzina in tutto il mondo.

La portata di questo evento è epocale. La polio, presente sulla terra da millenni, ha infierito sull'umanità sin dai primi insediamenti umani. Oggi, grazie al lavoro svolto dal Rotary e dalle organizzazioni partner, ci stiamo avvicinando all'eradicazione della malattia: il conto alla rovescia è non più in termini di anni ma di mesi.

Questo nostro successo è al tempo stesso monumentale e fragile. Avanziamo a fatica ma sistematicamente, grazie a uno sforzo enorme e incessante. Continuiamo a vaccinare centinaia di milioni di bambini con campagne di immunizzazione sincronizzate; continuiamo a svolgere attività di monitoraggio per prevenire nuovi focolai. L'enorme portata dell'iniziativa in termini di coordinamento, costi, impegno, è sbalorditiva.

Alcuni si chiedono perché siano ancora necessari questi alti livelli di immunizzazione e sorveglianza per una malattia quasi scomparsa. La risposta è semplice: non ci sono alternative. Rallentare le attività significherebbe un ritorno del virus e la vanificazione di anni di lavoro. Abbiamo già visto purtroppo come sia facile perdere terreno – e decenni di progressi – davanti alla ricomparsa del virus. È per questo che i prossimi mesi saranno estremamente importanti. Abbiamo bisogno del vostro aiuto per sensibilizzare l'opinione pubblica, raccogliere fondi e mantenere vivo lo slancio. Abbiamo bisogno del vostro supporto per aiutarci a lottare sino a che la malattia non sarà completamente sconfitta.

Il 24 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Polio. Mi auguro che tutti i Rotariani vi prendano parte. So che molti di voi si sono già impegnati a pubblicizzare l'evento a livello di club e distrettuale. Se non avete ancora fatto piani, ci sono innumerevoli modi per partecipare. Sul sito endpolionow.org potete trovare idee, strumenti, esempi di comunicati stampa e modalità di donazione. Sempre su questo sito troverete il link al nostro evento in livestream: vi invitiamo a collegarvi e a condividere l'iniziativa sui social media.

La lotta alla polio è una nostra campagna – cominciata per sconfiggere la polio ma presto estesa all'odio, all'ignoranza e alla paura. Quando avremo vinto - cosa che succederà presto - noi Rotariani potremo parlarne con i nostri figli e i nostri nipoti, che conosceranno un mondo senza polio, senza polmoni artificiali, senza protesi per gli arti colpiti dalla malattia.

Tutti noi Rotariani, da Kano a Peshawar, da Swat a Seul, Madrid o Chicago, faremo parte di questa narrativa; spetta solo a noi decidere di esserne protagonisti. Vi invito a farlo in modo tale che, nel raccontare la storia della polio, noi tutti potremo dire di esserne fieri.


Settembre 2015

C'era una volta un giovane molto forte, al quale offrirono un lavoro da taglialegna. Lui cominciò a lavorare con grande entusiasmo: la prima settimana tagliò 18 alberi, la seconda settimana lavorò altrettanto duramente, ma con sua grande sorpresa, si rese conto di aver tagliato solo 11 alberi. La terza settimana, nonostante avesse lavorato dalla mattina alla sera, tagliò solo 6 alberi, e decise di presentarsi al suo capo per dare le dimissioni: "Sto perdendo la mia forza. Non riesco più a tagliare lo stesso numero di alberi di una volta".

L'uomo guardò il giovane, che gli sembrava in buona salute e gli chiese: "Hai mai pensato di affilare l'accetta?".

"Affilare l'accetta? Ma chi ha tempo per affilare l'accetta?", rispose il giovane stupito. "Ho troppo da fare a tagliar legna!".

Quando non facciamo i progressi che vorremmo, la risposta più naturale è di raddoppiare gli sforzi. Talvolta, però, la risposta migliore sarebbe non di lavorare più duramente, ma in modo migliore. Riflettete sui metodi usati, analizzate tutte le procedure seguite. State usando le vostre risorse nel modo più efficiente? O state semplicemente investendo tutti i vostri sforzi per tagliar legna con un'accetta che andrebbe affilata?

Da oltre vent'anni stiamo gridando ai quattro venti l'importanza dell'affiliazione al Rotary. Abbiamo definito obiettivi e lanciato campagne, concentrandoci completamente sull'importanza di avere sempre più soci. Ma, i nostri numeri complessivi rimangono invariati.

È arrivato il momento di affilare i nostri attrezzi. Piuttosto che chiederci: "Come possiamo avere più soci nel Rotary?" dovremmo chiederci: "Come possiamo aggiungere più valore all'affiliazione al Rotary, perché che ci siano sempre più persone interessate ad unirsi a noi, e meno persone propense a lasciare l'organizzazione?".

Un modo per fare ciò è l'uso del nuovo programma Rotary Global Rewards, lanciato a luglio. Questo programma innovativo consente ai Rotariani di ottenere sconti e altri benefici da aziende e fornitori di servizi di tutto il mondo. I Rotariani possono chiedere l'inclusione della propria attività commerciale tra le imprese già incluse dal Rotary: le offerte più appropriate saranno incluse nell'elenco esistente. Inoltre, abbiamo creato l'opzione per consentire alle aziende di devolvere una percentuale dei profitti da ogni transazione alla nostra Fondazione Rotary e varie aziende hanno già scelto di adottare questa iniziativa. Ogni mese aggiorneremo l'elenco con ulteriori offerte. Vi invito vivamente a provare il programma e a registrarvi visitando Il mio Rotary, sul sito Rotary.org/it oggi stesso. Più saranno i Rotariani partecipanti e più sarà migliore il programma.

Rotary Global Rewards, più che un altro programma di fedeltà, rappresenta un nuovo modo di trarre beneficio dall'affiliazione al Rotary e dalla partecipazione al network del Rotary. Questo è un altro esempio di come combinare lavoro e service, ed è un ulteriore modo per aggiungere valore all'affiliazione al Rotary. Non dimentichiamo che i nostri potenziali soci potrebbero chiederci "Cosa ci guadagno dall'affiliazione?". Dobbiamo dimostrare il valore del Rotary dimostrando che diventare Rotariani arricchirà loro la vita, come è successo a noi.


Agosto 2015

Nel 1930, Ole Kirk Christiansen, falegname danese, aveva appeso sul muro un'insegna con la scritta, Det bedste er ikke for godt: "Solo il meglio è buono abbastanza". Oggi, Christiansen è famoso come l'inventore dei Lego, i mattoncini di plastica colorati tanto amati dai bambini di tutto il mondo. Ma agli inizi dell'azienda Lego, il suo fiore all'occhiello era un'anatra in legno - prodotta secondo i più elevati standard, con faggio invecchiato e tre strati di vernice trasparente. Nella storia dell'azienda si racconta come Christiansen abbia usato le sue anatre per insegnare una lezione sulla qualità a suo figlio, Godtfred Kirk:

Una sera, sono andato a trovare mio padre in ufficio e gli ho detto: "È stata una buona giornata oggi, papà. Abbiamo guadagnato un po' di più". Papà rispose: "Oh, cosa vuoi dire? "Beh, sono appena tornato dalla stazione dove ho portato due scatole delle nostre anatre giocattolo da spedire alla Danish Co-op. Normalmente applichiamo tre mani di vernice, ma dal momento che l'ordinazione era per una cooperativa, ne ho fatto applicare solo due per risparmiare. "Lui mi guardò con sgomento e mi disse. "Godtfred, vai a riprendere subito quelle scatole e dai un'altra passata di vernice a quelle anatre. E non andare a letto fino a quando non avrai finito - e fallo da solo". Con papà non si discuteva. Per me è stata una lezione su ciò che significava qualità.

Oggi, gli standard di qualità della Lego sono leggendari, e i suoi prodotti sono i giocattoli più popolari del mondo: i pezzi di Lego sono più numerosi degli esseri umani, con un rapporto di 86 a 1.

Sappiamo bene che questo successo deriva direttamente dalle prassi commerciali della Lego - la sua insistenza su qualità, efficienza e innovazione. Io paragono questo con i nostri sforzi nella governance e responsabilità nel Rotary, e mi rendo conto che a volte non riusciamo ad applicare appieno gli standard prestabiliti.

I dirigenti del Rotary International, di zona, di distretto e di club devono mantenere i più elevati standard in materia di governance. Il presidente e gli amministratori del RI devono occuparsi dell'effettivo in modo efficace; i dirigenti di zona devono rispondere in modo adeguato alla fiducia che il Rotary ha investito in loro; i dirigenti distrettuali devono praticare una leadership dinamica nell'ambito del distretto e puntare sulla trasparenza in materia di contabilità e comunicazione tempestiva dei dati finanziari; e i dirigenti di club devono svolgere la funzione di rendicontazione in modo corretto, immettendo i dati dei loro club in Rotary Club Central.

Così come Christiansen si è rifiutato di inviare un prodotto più scadente ad uno dei suoi clienti, anche noi dobbiamo rifiutare l'idea di applicare un minore sforzo nel nostro operato. Dobbiamo dare sempre il meglio di noi stessi - nella nostra vita professionale, e soprattutto nel nostro impegno nel Rotary.

Nel Rotary, quali sono i nostri prodotti? Non sono anatre di legno né mattoncini di plastica. Sono l'istruzione, l'acqua, la salute e la pace. È la speranza, ed è la vita stessa. Per realizzarle, solo il fare del nostro meglio è buono abbastanza. Chiedo a voi tutti di ricordarvi di questo - e di fare del vostro meglio. Siate dono nel mondo!