Acqua: il mondo ha sete

Braimah Apambire sarà uno dei relatori di spicco al Vertice mondiale dell'acqua del Gruppo d'azione rotariana Acqua e servizi igienico-sanitari (WASRAG) in programma per il 30 maggio a Sydney, Australia. Apambire è il direttore del Center for International Water and Sustainability al Desert Research Institute di Reno, Nevada, USA.
Referenze foto Illustrazione a cura di Louisa Bertman

Braimah Apambire, cresciuto nel nord del Ghana, regione particolarmente arida, ha visto in prima persona come la mancanza di accesso all'acqua può rendere fiacca l'energia vitale di una comunità - e come un semplice bacino acquifero o pompa d'acqua può trasformare la vita delle persone. Apambire, direttore del Center for International Water and Sustainability al Desert Research Institute di Reno, Nevada, Stati Uniti, sarà uno dei relatori di spicco al Vertice mondiale dell'acqua del Gruppo d'azione rotariana Acqua e servizi igienico-sanitari (WASRAG) in programma per il 30 maggio a Sydney, Australia.

THE ROTARIAN: Come sei stato coinvolto nel problema dell'acqua?

APAMBIRE: Nel mio villaggio, Zuarungu, non piove molto. Nella stagione secca, tre o quattro mesi dell'anno, occorre camminare per diversi chilometri per procurarsi l'acqua, e questo compito era affidato alle mie sorelle, a mia madre e alle mie zie; i ragazzi invece dovevano occuparsi di portare il bestiame all'abbeveratoio camminando per circa 4 miglia, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Queste incombenze hanno avuto un effetto negativo sulla nostra istruzione. Quando avevo circa 12 anni, la Canadian International Development Agency aveva scavato circa 2.600 pozzi nella regione e ho potuto constatare il cambiamento nella vita delle persone del posto. Mia madre e le mie zie, per esempio, avevano più tempo per andare al mercato del villaggio per vendere cibo. Dopo la mia laurea in geologia, ho trovato lavoro con un idrologo che installava sistemi idrici, e in seguito sono andato in Canada per ottenere un master. [Apambire ha fatto anche un dottorato di ricerca in idrologia presso l'Università del Nevada, Reno.]

TR: Quanto è grave la mancanza di accesso all'acqua potabile?

APAMBIRE: Si stima che 740 milioni di persone non hanno accesso alle cosiddette fonti d'acqua migliorate. Circa due miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e sottoposta a test per rilevare sostanze chimiche e microbi. Si stima che l'88 percento delle malattie infantili è correlato all'acqua contaminata e alla scarsa igiene, e circa 5.000 bambini muoiono ogni giorno per questo e per la scarsa igiene.

TR: Quali sono i progressi che stanno aiutando a migliorare l'accesso all'acqua?

APAMBIRE: Abbiamo notato l'uso di cellulari e tecnologia basata su Internet per monitorare i sistemi idrici. È stata posta grande attenzione anche alla raccolta dell'acqua piovana. Ma nonostante la tecnologia, è necessario avere una struttura igienico-sanitaria. Anche se il Paese ottiene l'accesso all'acqua, non importa quanto sicuro, si deve comunque ovviare a comportamenti che contaminano le fonti d'acqua. La comunità dev'essere istruita sul legame tra l'inquinamento e le malattie.

TR: Quanto sono cruciali le partnership, come quelle promosse dal WASRAG?

APAMBIRE: Nei Paesi sviluppati, l'acqua è ancora data per scontata. Negli Stati Uniti, ognuno di noi utilizza circa 100 litri al giorno – per la doccia, per bere e per innaffiare i giardini. Quando si apre il rubinetto non ci si rende nemmeno conto di sprecare acqua. In Africa, la media è di circa 5 litri d'acqua al giorno, e molte persone non hanno nemmeno quella quantità, e se l'hanno, spesso è contaminata.

Questo articolo è già stato pubblicato nel numero di maggio 2014 della rivista The Rotarian.

14-May-2014
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