La parola agli Alumni dei Centri rotariani
Rotary International News -- 23 febbraio 2010
Global Outlook ha chiesto a quattro borsisti della pace del Rotary qual è la loro visione della pace. In senso orario, da sinistra in alto, Maria Saifuddin Effendi, Godfrey Mukalazi, Arnoldas Pranckevičius e Cecilia Nedziwe.
La Fondazione Rotary ha stabilito nel 1999 i Centri rotariani di studi internazionali sulla pace e risoluzione dei conflitti, per promuovere la pace e dare le conoscenze alla prossima generazione di leader comunitari e mondiali.
Creando un partenariato con otto università di rilievo in sei Paesi, il programma prepara ogni anno 100 borsisti per la pace. L’anno scorso ci sono stati oltre 400 partecipanti, inclusi numerosi alumni dei centri rotariani, al secondo Simposio per la pace del Rotary, tenutosi durante il Congresso RI a Birmingham, Inghilterra. Abbiamo chiesto a quattro edificatori di pace che hanno seguito dei corsi presso i centri rotariani di parlare della loro visione della pace.
Maria Saifuddin Effendi (University of Bradford, Inghilterra, 2006-08), assistente universitaria del Department of Peace and Conflict Studies at National Defence University ad Islamabad, Pakistan.
Godfrey Mukalazi (University of Queensland, Australia, 2004-06) cofondatore del Great Lakes Center for Conflict Resolution a Kampala, Uganda.
Cecilia Nedziwe (University of Queensland, Australia, 2006-08) Direttrice delle operazioni del Centre for Peace Initiatives in Africa, un’organizzazione regionale per la pace con base a Harare, Zimbabwe. Arnoldas Pranckeviius (Sciences Po, Francia, 2002-04) amministratore della Commissione per gli affari esteri del Parlamento Europeo a Brusselles, Belgio.
Global Outlook: Cosa ti fa sperare che la pace sia possibile?
Maria Saifuddin Effendi: A livello internazionale, il mio raggio di sole è il lavoro beneficenza, il welfare sociale e il servizio d’azione. La pace si raggiunge rispondendo ai bisogni umanitari, dalla disponibilità di cibo e acqua e protezione dell’ambiente, alla prosperità economica e all’istruzione gratuita. Una volta riconosciute queste problematiche, la gente lotterà di meno, e ci saranno meno conflitti in tutto il mondo.
Godfrey Mukalazi: I successi della risoluzione dei conflitti e dell’edificazione della pace nel mondo mi fanno sperare che, un giorno, i nostri sforzi produrranno buoni risultati. Anche se la pace non può essere realizzata in un tempo ben specifico, i più piccoli contributi quotidiani potranno fare una grande differenza.
Arnoldas Pranckeviius: L’Unione Europea, dove vivo e lavoro, mi dà grandi speranze. Quando considero questo continente, zona di pace, stabilità politica e democrazia, che solo lo scorso secolo è stato insanguinato da due guerre, un continente che ha visto regimi totalitari tra i più brutali della storia del mondo, comincio a pensare che la pace è possibile.
GO: Nel tuo campo, cosa consideri come il più grande ostacolo alla risoluzione dei conflitti e alla realizzazione della pace?
Cecilia Nedziwe: Gli ostacoli sono presenti a vari livelli, molte cose sono andate storte in Zimbabwe, sia per mancanza di informazioni che a causa di informazioni sbagliate, dovute ai media di parte. Qui, la riforma dei media richiede immediata attenzione.
Mukalazi: Per quanto riguarda il mio Paese, il più grande ostacolo è rappresentato dalla pessima leadership. I leader politici hanno creato e peggiorato i conflitti attraverso la cattiva amministrazione dello Stato, l’uso improprio dei fondi di Stato e la soppressione dell’opposizione. I leader hanno mancato al loro impegno di fornire i servizi sociali ai cittadini, causando il conflitto.
GO: Che cosa possono fare i Rotariani, come individui o nei progetti di club, per creare la pace nel mondo?
Effendi: Il programma di borse per la pace del Rotary è un’eccellente iniziativa dei Rotariani. Purtroppo, i partecipanti devono vincere un concorso a livello internazionale per farne parte. Io suggerirei un programma organizzato nei club, con workshop di dieci giorni sulla pace, a livello regionale, con la partecipazione di studenti e professionisti nel campo della risoluzione dei conflitti e della pace. I workshop di questo tipo potranno spargere la voce sulla pace nelle aree colpite dai conflitti. I residenti saranno sensibilizzati ed informati.
GO: Da migliaia di anni gli uomini sono coinvolti in continui conflitti, e molti pensano che porsi come obiettivo la pace richieda un cambiamento nella natura umana. Cosa ti fa pensare che la pace sia possibile?
Nedziwe: Non sono un quacchero, ma sono d’accordo con loro: ogni persona, di ogni credo ha un suo valore, la forza dell’amore può vincere sulla violenza e l’ingiustizia. Credo che l’obiettivo della pace dev’essere guidato dall’amore, che è in grado di cambiare la natura umana. Si tratta di un impegno scoraggiante e ambizioso. La Fondazione Rotary sta mostrando la strada attraverso l’impegno per l’eradicazione della polio, portando l’acqua pulita a intere comunità e dotando i giovani con le appropriate capacità attraverso l’istruzione. Questi sono impegni lodevoli, che vanno continuati.
Effendi: La natura umana non è innatamente distruttiva. Quando le persone vengono ignorate del sistema sociale e subiscono soppressioni da altri esseri umani, ecco, queste persone si ribellano, alzano la voce contro le ingiustizie economiche, politiche o sociali. Se le voci non ricevono risposta, le emozioni si trasformano in frustrazioni. Dobbiamo creare le condizioni per permettere agli esseri umani di dare il meglio di sé.
GO: Quali eventi recenti vi sembrano incoraggianti?
Nedziwe: Nel caso dello Zimbabwe, nonostante le sfide degli ultimi anni, la formazione di un governo che include tutte le parti ha portato un senso di sollievo in molte persone. Sembra esserci ancora tanta speranza e desiderio politico da tutti i partiti per creare una costituzione per tutto il popolo. L’iniziativa di un governo che include tutte le parti sta aiutando il Paese a raggiungere la riconciliazione e il processo di integrazione è lodevole, anche se in molti dubitano della sincerità della leadership.
Pranckeviius: Mi chiedo spesso come sarà il mondo tra 20 o 50 anni. Sarà un mondo fatto di istituzioni internazionali forti e con la supremazia di una legge internazionale, o un mondo definito da interessi nazionali e da un’azione unilaterale? Un mondo con sviluppo sostenibile, con i profitti dalla globalizzazione disponibili per tutti, oppure un mondo di protezionismo economico, ineguaglianza sempre in crescita, e con la continua esplosione della povertà in posti come l’Africa? Dobbiamo avere una visione a lungo termine per il nostro pianeta e sapere la direzione da prendere per il futuro. L’impegno della comunità internazionale di affrontare le sfide della crisi economica mondiale e il cambiamento climatico ci permettono di sperare di muoverci nella direzione giusta.
Mukalazi: Gli sviluppi di riconciliazione in Australia per il riconoscimento degli aborigeni, le tendenze politiche degli Stati Uniti, la situazione in Sud Africa, sono tutti segnali positivi e precursori della comprensione mondiale che sta attraversando l’intero globo.
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